Non succedeva dal 2001: l’anno scorso gli italiani hanno superato i britannici per reddito pro-capite. Sono diventati cioè un po’ più ricchi. In media hanno guadagnato – dati della Banca Mondiale – 60.847 dollari contro i 60.620 dei sudditi di Sua Maestà.
Il dato va però un po’ ridimensionato se si tiene conto di un fattore piuttosto cruciale: nel complesso il Regno Unito ha avuto nel 2024 un prodotto interno lordo (PIL) più alto di quello della Penisola ma viene battuto a livello di benessere economico individuale perché’ il reddito pro-capite si calcola dividendo il PIL per il numero di abitanti e qui non c’è partita: in UK vivono 69 milioni di persone e la popolazione è in crescita mentre in Italia – vittima di “inverno demografico” – ce ne sono dieci milioni in meno e la prospettiva è quella di ulteriori ribassi.
L’inversione di tendenza a favore dell’Italia è stata comunque riportata con allarme dal quotidiano conservatore “Daily Telegraph”, che l’ha utilizzata per mettere ancora una volta sotto accusa le politiche del governo laborista capeggiato da keir Starmer, alla ricerca di un rilancio della crescita finora elusivo. E per sottolineare in termini elogiativi quanto stia facendo di positivo in Italia il governo Meloni – gravato da un debito pubblico a 130% del PIL contro circa il 100% britannico – sul versante macro-economico.
Di sicuro il Regno Unito non attraversa uno dei suoi momenti migliori: la disoccupazione è salita al 4,7%, l’inflazione è quasi al 4% (il doppio cioè del target della Banca d’Inghilterra), i conti pubblici danno segni di progressivo deterioramento e il governo laborista – incapace finora di riforme significative – sembra tentato dalla classica strategia della vecchia sinistra, quella cioè del “tassa e spendi”. Il rischio concreto è la stagnazione.

